![]() |
Immagine dell'articolo del 7 maggio 2020 da cui è stata tratta la notizia |
Gli studi mostrano che le correnti oceaniche, trasportando in profondità i piccoli frammenti di plastica e fibre, li depositano sul fondo del mare, provocando la loro concentrazione negli "hotspot", enormi accumuli di sedimenti.
![]() |
Plastica galleggiante |
La situazione è grave perché le concentrazioni di microplastiche sono molto elevate. Inoltre, "le correnti oceaniche profonde trasportano anche ossigeno e sostanze nutritive. Questo significa che gli hotspot delle microplastiche del fondo marino ospitano anche importanti ecosistemi che possono consumare o assorbire le sostanze inquinanti." Bisogna, dunque, proteggere i fondali marini prima che sia troppo tardi. Infatti lo studio di questi ricercatori è utile, in quanto "fornisce non solo il primo collegamento diretto tra il comportamento di queste correnti e le concentrazioni di microplastiche dei fondali marini ma può anche aiutare a localizzare la posizione di altri hotspot e a contribuire alla ricerca sull'impatto delle microplastiche sulla vita marina."
Breve nota sulle microplastiche
Le microplastiche sono dei piccolissimi pezzi di plastica, in genere di dimensioni minori di un millimetro, e al giorno d'oggi rappresentano uno dei più grandi problemi ambientali. Si trovano in tutto il mondo, anche sulle Alpi e nelle acque dell’Antartide.
La colpa di questo danno è attribuibile agli esseri umani, i quali immettono circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica all'anno negli oceani. Soltanto l’1% galleggia in superficie e quindi risulta visibile, del restante 99% non si sa molto.
Fonti:
https://www.repubblica.it/ambiente/2020/05/07/news/oceani_-25592
Nessun commento:
Posta un commento