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venerdì 22 maggio 2020

Il pericolo di non avere memoria del proprio passato

"Un Paese che ignora il proprio Ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un Domani. Io mi ricordo una definizione dell'Italia che mi dette in tempi lontanissimi un mio maestro e anche benefattore, che fu un grande giornalista, Ugo Ojetti, il quale mi disse: «Ma tu non hai ancora capito che l'Italia è un Paese di contemporanei, senza antenati né posteri perché senza memoria». Io avevo 25-26 anni e la presi come una boutade, per una battuta, un paradosso. Mi sono accorto che aveva assolutamente ragione. Questo è un Paese che ha una storia straordinaria, ma non la studia, non la sa. È un Paese assolutamente ignaro di se stesso. Se tu mi dici cosa sarà un domani per gli italiani, forse sarà un domani brillantissimo. Per gli italiani, non per l'Italia. Perché gli italiani sono i meglio qualificati a entrare in un calderone multinazionale perché non hanno resistenze nazionali. Intanto hanno dei mestieri in cui sono insuperabili. [...] Voglio dirlo senza intonazioni spregiative, nei mestieri servili noi siamo imbattibili, assolutamente imbattibili. Ma non lo siamo soltanto in quello. L'individualità italiana si può benissimo affermare in tutti i campi, anche scientifici. Io sono sicuro che gli scienziati italiani, i medici italiani, gli specialisti italiani, i chimici, i fisici italiani quando avranno a disposizione dei gabinetti europei veramente attrezzati brilleranno. Gli italiani, l'Italia no. L'Italia non ci sarà, non c'è. Perché gli italiani che vanno in Germania diventeranno tedeschi. [...] Alla seconda generazione sono assimilati. Dovunque vadano, sono assimilati. [«Ma questo è un difetto?»] No... è un difetto... è un difetto ed è anche una virtù. È una qualità. Voglio dire: per l'Italia non vedo un futuro, per gli italiani ne vedo uno brillante."
                                                                                                  Indro Montanelli, 29 Settembre 1990
Video relativo all'intervista sopra citata

domenica 10 maggio 2020

"Il maggior pericolo dell’Europa è la stanchezza..."




La profezia di Edmund Husserl e il destino dell'Europa | Ontologismi
Edmund Husserl 
«Il maggior pericolo dell’Europa è la stanchezza. Combattiamo contro questo pericolo estremo, da buoni europei, con quella fortezza d’animo che non teme nemmeno una lotta destinata a durare in eterno. Allora dall’incendio che distruggerà lo scetticismo, dal fuoco soffocato della disperazione per la missione umanitaria dell’Occidente, dalla cenere della grande stanchezza, rinascerà la fenice di una nuova interiorità di vita e di una nuova spiritualità, il primo annuncio di un grande e remoto futuro dell’umanità: perché soltanto lo spirito è immortale».

Questo passo di Edmund Husserl è tratto dall'opera  La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale (1936),  in cui l'autore fornisce un resoconto storico e causale della coscienza umana, mostrando l'inevitabile necessità di un riorientamento trascendentale-fenomenologico della filosofia.
Nel frangente drammatico dell’Europa degli anni ’30, infatti, la fenomenologia trascendentale diviene «una sorta di credo salvifico, che tende a perdere i propri appigli con la realtà e a dissolversi negli orizzonti dell’utopia».

Sulla crisi, sull'asservimento alle tecnoscienze, sul ruolo della ...
Phenomenology
Al filosofo, in quanto funzionario dell’umanità, spetta il compito di avviare una rivoluzione dello sguardo sul mondo, a ridestare l’Europa alla razionalità. Questo risveglio della ragione ha un fine ben preciso: sfuggire alla logica della realtà, luogo della forza, della prevaricazione tra nazioni e individui, e della violenza.


Questa dichiarazione di Husserl relativa alla stanchezza europea, vista come il maggior pericolo, sembra richiamare la situazione attuale, in cui l'Europa si trova piegata da un virus quasi invicibile.
Proprio a causa del fatto che non sia ancora stato scoperto un vaccino o un rimedio stabile a questa pandemia che dilaga ogni giorno, le persone iniziano a essere stanche, stanche di stare in casa, stanche di non vivere come prima, stanche di non poter lavorare o di non avere tregua, nel caso di medici, infermieri e tutti coloro che sono in prima linea in questa battaglia. La speranza che vada tutto bene non è ancora svanita e non svanirà finché le persone si impegneranno a rispettare le dovute misure e regole disposte dal governo. Forse proprio "dalla cenere della grande stanchezza, rinascerà la fenice di una nuova interiorità di vita e di una nuova spiritualità" , ma anche di un nuovo corso, di una nuova vita che ciascuno dovrà affrontare, più consapevole delle situazioni passate e più attento alle conseguenze delle proprie azioni. Insomma, un futuro diverso, magari più bello, ma sicuramente nuovo.



Fonte:
https://www.phenomenologylab.eu/index.php/2014/03/husserl-crisi-scienze-europee-giovanni-piana/

domenica 5 aprile 2020

"Dove c'è pericolo lì cresce anche la speranza."

Ritratto di Friedrich Hölderlin
"Dove c'è pericolo lì cresce anche la speranza." disse il poeta tedesco Friedrich Hölderlin. 
Questa sua dichiarazione sembra richiamare  il motto odierno "Andrà tutto bene".
Là dove c'è il pericolo di morte causato dal Coronavirus, "cresce anche la speranza", una speranza universale, che coinvolge sia gli adulti sia i bambini, una speranza affidata al duro lavoro dei medici, degli infermieri e a tutti coloro che combattono in "prima linea" per annientare un nemico 'invisibile', ma letale. La quarantena costringe tutte le persone a sacrificare le proprie abitudini, stando a casa e aspettando pazientemente che la situazione migliori. Tuttavia, al di là di questa vita sedentaria, priva di contatti sociali, piena di regole ferree da rispettare, caratterizzata dalla noia e dalla nostalgia, vi è un bagliore che irrompe nel buio, la speranza, che si manifesta nei cartelloni colorati, che ricordano a tutto il mondo che "Andrà tutto bene". Questi semplici pezzi di carta hanno un valore inestimabile, poiché aiutano ad affrontare l'emergenza anche in modo positivo,benché la paura, i decessi, il pericolo di contrarre la malattia rendano tristi gli animi.
Arcobaleni sui balconi: nel Barese la campagna sul Coronavirus per dire che #andràtuttobene
Andrà tutto bene

venerdì 20 marzo 2020

"Il pensare stesso è pericoloso"


Hannah Arendt, le citazioni più famose - Frasi Social
Hannah Arendt, filosofa e storica tedesca.
"Non ci sono pensieri pericolosi; il pensare stesso è pericoloso." "Così Hannah Arendt rispondeva a Roger Errera in una delle ultime interviste da lei rilasciate, pochi mesi prima di morire il 4 dicembre del 1973. Una risposta socratica alla domanda del giornalista francese sul "Watergate"(il più pericoloso caso di tentativo tirannico sul suolo americano,secondo Arendt), esempio della trasformazione dell'eccezionalità emergenziale in una pratica ordinaria di arbitrio che nel nome della sicurezza nazionale celava, nascondeva e, soprattutto,spiava ignari cittadini." (si veda https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/02/17/arendt-hitler-era-solo-un-clown-non.html)




Da questa dichiarazione, si può comprendere che il pensare stesso,descritto dal Vocabolario Treccani, come ''attività psichica per cui l'uomo acquista coscienza di sè e del mondo in cui vive", il "cogito, ergo sum"(penso, dunque sono)cartesiano, nonostante sia un semplice meccanismo accessibile a tutti gli esseri umani, può essere anche molto dannoso.


Il timore del pericolo come sensazione più terrificante del pericolo stesso

Ritratto di Daniel Defoe, scrittore britannico.

"La paura del pericolo è diecimila volte più spaventosa del pericolo vero e proprio, quando si presenta di fatto davanti ai nostri occhi; e l’ansia è una tortura molto più grave da sopportare che non la sventura stessa per la quale stiamo in ansia."


(Daniel Defoe)












                                                                           

Una sintesi #STEP24