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Mosaico raffigurante Forco |
Nella mitologia greca vi è una divinità primordiale, di nome Forco (Φόρκος, Phórcos), che rappresenta i pericoli nascosti nelle profondità marine.
In genere, viene citato come figlio di Ponto (divinità primordiale del mare) e di Gea. Secondo fonti minori,invece, è uno dei primi figli di Oceano e Teti.
Nella Teogonia di Esiodo, il grande poema della Grecia antica, Forco è il fratello di Nereo, Taumante, Euribia e Ceto. Prendendo come sposa la sorella Ceto, genera numerosi figli dalle sembianze di mostri marini. Questi ultimi sono enormi e feroci creature mitologiche, che vivono nel mare e incutono timore ai marinai; possono essere identificati in varie forme, tra cui quelle di draghi, serpenti marini, bestie caratterizzate da più arti.
Nell'arte antica vengono spesso immortalati mentre insidiano e distruggono le navi e in tutte le culture, che abbiano avuto un legame con il mare, si trovano numerosi racconti su questi mostri terrificanti.
Non vi è alcuna certezza riguardo al luogo in cui dimorava Forco. Secondo alcuni miti, pare che abitasse ad Arinno, sulla costa dell'Acaia, secondo altri, sull'isola di Cefalonia o a Itaca.
Invece, secondo una leggenda di origine romana, questo personaggio era un potente re di Sardegna e di Corsica, il quale, però, sarebbe morto annegato durante un combattimento navale; successivamente, i suoi amici lo avrebbero deificato ed incluso tra le divinità marine.
Medusa |
Le prime hanno ali d'oro, mani con artigli di bronzo, zanne di cinghiale e serpenti al posto dei capelli,chiunque le guardi negli occhi rimane pietrificato. Le seconde, invece, hanno un solo occhio ed un solo dente in comune e non hanno mai vissuto la gioventù; esse custodiscono l'accesso al luogo in cui vivono le Gorgoni, identificato con l'estremo occidente del mondo conosciuto dai Greci. Infine, il drago Ladone è il custode dei pomi d'oro delle Esperidi, una volta ucciso da Eracle, viene trasformato da Era nella costellazione del Dragone.
Secondo altre fonti ,tra i figli di Forco ci sono anche Scilla, un mostro enorme con sei grandi teste di cane con tre file di denti ognuna e gambe serpentine molto lunghe, ed Echidina, personaggio dal corpo di donna con una coda di serpente al posto delle gambe. Omero nell'Odissea gli attribuisce anche la paternità della ninfa marina Toosa, madre del ciclope Polifemo.
Non ci sono solo i mostri marini a simboleggiare il pericolo, che un marinaio può incontrare durante i suoi viaggi, ma vi sono anche le Sirene, come testimonia l'Odissea. Queste, in origine, non avevano l'aspetto di donna-pesce, ma di donna nella parte superiore del corpo e di uccello in quella inferiore; solo dal Medioevo in avanti viene tramandata la forma acquatica conosciuta al giorno d'oggi.
Ulisse e le Sirene |
Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Forco;
https://www.millennialsofficial.com/2018/05/31/fascino-pericolo-e-cult-delle-sirene/;